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Iuliu Maniu e il comunismo in Romania

Textul de mai jos (tr. Iuliu Maniu și regimul comunist în România) a fost scris de părintele Cristian Borz pentru un ziar din Italia.

Nessun regime politico ebbe inizi contestati con tanta veemenza come il regime comunista. Dappertutto, gli inizi del comunismo, furono messi sotto un punto interrogativo. Il comunismo significò, in primo luogo, violenza perché il suo mito fondatore era simile alla violenza. La Comune di Parigi, il primo stato degli operai, fu caratterizzata dalla violenza, mentre la rivoluzione bolscevica e il suo regime portarono la teoria e la pratica del terrore ai più alti livelli. Le nuove potenze politiche dell’Europa Centrale ed Orientale condotte dal partito comunista dopo il 1945 e controllate dall’Unione Sovietica, debuttarono e si affermarono nella storia così come erano state istruite: tramite abusi, violenze e furti.

In Romania, il periodo compreso tra il 6 marzo 1945 – data dell’insediamento del governo filocomunista di Petru Groza, in seguito ad una decisione imposta dal commissario sovietico Andrei Vîsinski -, e il 30 dicembre 1947 – data dell’abdicazione forzata di re Michele I – fu caratterizzato dal graduale accapparamento del potere da parte del partito comunista. Nuovi documenti provenienti dagli Archivi Nazionali confermano l’ampiezza del piano di sovietizzazione della Romania. Il 1948 fu il più nero della storia recente della Romania perché allora fu ultimato ciò che negli anni 1945-1947 era appena in fase di preparazione. Nel 1948, venne votata la Costituzione della Repubblica Popolare Romena, e l’11 giugno dello stesso anno, fu promulgata la legge della nazionalizzazione che praticamente distruggeva l’economia. Furono avviati i processi politici contro l’opposizione, le persecuzioni contro l’elite democratica, contro operai, contadini, militari, impiegati e contro la classe media romena.

 “Secondo i documenti, il 1948 segnò un momento cruciale in questo processo. Ebbe conseguenze straordinarie ed effetti immediati. Nel 1948, dopo il Congresso di organizzazione, quando a capo del partito venne confermato come segretario generale Gh. Gheorghiu Dej, iniziò a manifestarsi il suo reale potere. La storiografia romena si è soffermata anche sul ruolo svolto dai collaboratori di Dej: Ana Pauker, Vasile Luca e Teohari Georgescu, direttamente coordinati e consigliati da Mosca. Dobbiamo tenere presenti i ruoli svolti da questi personaggi perché altrimenti non potremmo capire come è stata possibile questa penetrazione della società romena. Va detto che, dopo le misure organizzative, il nuovo potere ebbe alcuni obiettivi bene identificati e messi a punto. Alcuni non furono casuali, come forse saremmo tentati a credere.” (Corneliu Mihail Lungu, vicedirettore degli Archivi Nazionali)

Corneliu Lungu ha sottolineato gli obiettivi di prelevamento totale del potere da parte dei comunisti, prima di tutto lo screditamento e l’annientamento dell’opposizione, la quale, accanto al potere, costituisce la base di qualsiasi democrazia:

“Un primo obiettivo fu di allontanare l’opposizione, e implicitamente la sua resistenza. E non mi riferisco alle azioni svolte ulteriormente, con l’arma in mano, bensì a quella resistenza opposta dai leaders dei partiti storici, malgrado grandi difficoltà. Il mancato intervento delle grandi potenze, USA e Gran Bretagna, è stato interpretato come ampliamento della posibilità di azione sovietica. Direi che la resistenza opposta dai capi dei partiti democratici, principalmente dal leader del Partito Nazionale dei Contadini, Iuliu Maniu, mirava anche al rovescio del governo di Groza. Perciò, Maniu, già dal 1948, tentò, insieme ad un gruppo di membri di spicco del Partito Nazionale dei Contadini, di lasciare il paese, però la Securitate, la polizia politica, aiutata dalla NKVD sovietica, riuscì a sventare il suo piano.”

I processi politici contro l’opposizione hanno costituito l’inizio di ciò che sarebbe poi diventato il terrore ad ampia scala indotto alla popolazione in Romania. Il caso più noto è quello di uno dei grandi politici romeni, Iuliu Maniu. “L’azione in forza pianificata per diffamare i politici dell’opposizione fu orrenda, mentre i processi, la condanna di Iuliu Maniu – davvero terribili. Devo insistere su questi dolorosi processi, come quello di Iuliu Maniu: condannare all’ergastolo un 75 – enne fu senza dubbio un crimine, come pure altri casi. L’avvocato Istrate Micescu fu condannato a 20 anni di carcere per complotto contro lo stato quando già era molto anziano. Da notare l’atteggiamento dell’avvocato Micescu, che disse alla corte, dopo la pronuncia della sentenza, che ringraziava per gli auguri di vita lunga. Tutti questi processi ebbero, dunque, lo scopo di anninetare l’opposizione.” (Corneliu Mihail Lungu, vicedirettore degli Archivi Nazionali)

Un altro momento che illustra il potere di cui disponevano i comunisti, fu il cosiddetto Congresso di unificazione del Partito Operaio Romeno con il Partito Social Democratico del 21-23 febbraio 1948. Il PSD aveva resistito agli appelli del Partito Operaio all’unificazione dottrinaria e alla partecipazione su liste comuni con i comunisti. Dal 1948, i politici social-democratici furono obbligati ad accettare la fusione con i comunisti. Gli oppositori, come Constantin Titel Petrescu, morirono in carcere. In queste condizioni, rafforzati dall’ala social-democratica condotta da Lotar Radaceanu che alla fine aveva accetato la fusione, i comunisti organizzarono le elezioni del 28 marzo 1948.

“Le elezioni del 28 marzo confermarono la vittoria netta del Fronte Democratico, l’alleanza condotta dal partito comunista, che ottenne il 93,2% dei voti. La percentuale era altissima. La piccola differenza fino al 100% era intesa a lasciare l’impressione di un minimo pluralismo. Le elezioni potrebbero essere considerate le ultime cui si sono iscritti anche altri partiti politici oltre a quelli del Fronte. Se ne erano iscritti un gruppo del Partito Nazionale Liberale condotto da Petru Bejan, che ottenne 7 seggi, e il Partito dei Contadini Democratici con 2 seggi.” (Corneliu Mihail Lungu, vicedirettore degli Archivi Nazionali)

Il risultato delle elezioni fu un’Assemblea dei Deputati che sottopose al dibattito il disegno della Costituzione in data 7 aprile, e 6 giorni dopo, il 13 aprile, fu votata la Costituzione. Il simulacro di dibattito sul disegno della Costituzione della Repubblica Popolare Romena era solo un’ulteriore conferma dello scenario generale ideato dal partito comunista, un partito antidemocratico, il cui regime avrebbe agito della stessa maniera.

Iuliu Maniu

(Bădăcin, 8 gennaio 1873 – in carcere a Sighet, 5 febbraio 1953) è stato un politico romeno.

Biografia

Proveniente da una famiglia di giuristi e di avvocati, entrò nella vita politica nel 1891 e nel 1896 venne eletto nel presidium del partito nazionale romeno in Austro-Ungheria. Fu eletto al Parlamento per il partito nazionale romeno nel 1906 e divenne il portavoce delle richieste nazionali romene. Durante la Prima guerra mondiale si batté nell’esercito austro-ungherese, ma alla fine del conflitto fu l’anima della rivolta dei soldati romeni, che abbandonarono in massa i reggimenti ungheresi in cui erano arruolati.

Il 1º dicembre 1918 proclamò l’unificazione della Transilvania alla Romania. Divenne in seguito capo del partito nazional-contadino e per due volte, dal 1928 al 1930 e dal 1932 al 1933, divenne Presidente del Consiglio.

All’inizio della Seconda guerra mondiale contribuì alla caduta del re Carlo II ed alla salita al potere del maresciallo Antonescu (6 settembre 1940). Fu comunque contrario alla politica di sottomissione alla Germania nazista. Favorì la deposizione di Antonescu da parte di re Michele il 23 agosto 1944 e il successivo armistizio con l’Unione Sovietica.

Nel 1945 non volle entrare a far parte del Governo perché contrario alle repressioni in atto. Nel 1947 il partito nazional-contadino venne sciolto e Maniu, con gli altri capi del suo partito, venne arrestato e processato per alto tradimento con l’accusa di aver mantenuto contatti con le ambasciate occidentali a Bucarest. Fu condannato ai lavori forzati l’11 novembre 1947. La condanna fu trasformata in ergastolo. Morì alcuni anni più tardi in carcere.

E ‘triste che un tale eroe non ha una casa memoriale, la casa di Bădăcin è in uno stato di degrado avanzato. Salvare la distruzione di questo importante monumento storico significa rispettare il grande uomo politico , che ha voluto che la casa di Bădăcin sia usata “per proteggere e per la formazione dei giovani ” .

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